NON C’È SOLO LA LEGA

Il Mattino di Padova – 8 novembre 2009 – pag. 17

Quando la Lega è nata, trent’anni fa (allora da noi si chiamava Liga), il suo progetto politico era chiaro: dare visibilità e rappresentanza al Veneto, inteso soprattutto come culla di un ceto medio fatto di piccoli imprenditori, liberi professionisti, commercianti; scardinare un sistema politico ingessato sul duello DC-Pci, rivendicare un’autonomia fondata su un glorioso passato.

Da allora è passata parecchia acqua sotto i ponti, come ben testimonia il nuovo libro “Dalla Liga alla Lega” di Francesco Jori, che presenteremo proprio a Cadoneghe, nella sala consiliare, mercoledì 11 novembre. La Lega, da movimento antagonista, è diventata pian piano forza di governo, partecipando direttamente alla gestione del potere politico e amministrativo, integrandosi e adottando molti dei meccanismi e dei contenuti propri di chi già sedeva nella stanza dei bottoni.

Insomma, trasferendosi da Pontida e Venezia a Roma, la Lega ha attenuato il contenuto “rivoluzionario” e radicale del movimento, tanto che, dai proclami di secessione, si è passati alla proposta di un federalismo che per ora è ancora un miraggio.

Quando si governa, però, inevitabilmente emergono anche le contraddizioni, dovendo far seguire alle enunciazioni di principio scelte concrete. Allora, se si devono proporre misure materiali alle famiglie e ai cittadini per combattere la recessione, il crollo dell’occupazione, la perdita di competitività delle nostre imprese, qual è la ricetta “rivoluzionaria” della Lega? Quando si tratta di finanziare Catania, Palermo e Reggio Calabria “città metropolitana”, dov’è il grido di battaglia del partito del nord? E in materia di grandi opere (il passante, il rigassificatore, il Mose, l’alta velocità ancora ferma nelle province di Verona e Vicenza) il partito di Bossi non si è forse arroccato su posizioni conservatrici più che rivoluzionarie?

I sindaci devono tagliare i servizi essenziali a causa del patto di stabilità e del mancato trasferimento di 800 milioni di euro dal governo per compensare la riduzione dell’ICI, e non mi sembra che la Lega a Roma sia ascoltata in nome del federalismo.

Sulla sicurezza e sull’immigrazione si continuano a cavalcare ataviche apprensioni, sollecitando la diffidenza verso ciò che è “straniero”, senza valutare adeguatamente l’apporto, lavorativo ed economico, garantito dagli immigrati e dimenticando la lunga storia di emigrazione di tanti veneti.

Usando la grancassa mediatica si impongono per legge le ronde, salvo poi non poterle far partire per mancanza di volontari!

Si invoca ad ogni piè sospinto la Serenissima repubblica e poi si disconoscono proprio quegli aspetti che fecero grande la Serenissima, ovvero la contaminazione linguistica, commerciale e culturale che portò ad un largo predominio nel Mediterraneo di allora.

In Regione sono ancora fermi, per meri problemi burocratici, milioni di euro per il fondo sull’autosufficienza, ma alla Lega ora sembra interessare il posto di Galan e non l’approvazione dello Statuto della Regione che attende da anni.

Tutti fattori, questi, che alimentano più di una perplessità. D’altra parte non si può negare che la Lega abbia in Veneto un’ampia adesione popolare e che abbia saputo conquistare e legittimare importanti ruoli istituzionali. E’ insomma una forza di governo con numeri importanti e con la quale noi vogliamo confrontarci senza alcuna sudditanza.

Non siamo infatti dell’idea che solo la Lega sia una forza veramente popolare e sappia rappresentare il territorio. Quindi il confronto è aperto a tutto campo. E Cadoneghe intende parlarne proprio prendendo spunto dalle pagine del libro di Francesco Jori, che, con uno sguardo retrospettivo, aiutano a comprendere ancora meglio il “fenomeno Lega”, con il quale vogliamo misurarci senza alcuna soggezione.


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