Accoglienza senza nessun qualunquismo

Accoglienza senza nessun qualunquismo

I populisti e i demagoghi la fanno facile: tutti a casa. In realtà la questione profughi è molto, ma molto più complessa e andrebbe affrontata con più serietà e meno slogan. In Africa e Medio Oriente sono in corso guerre spaventose, che coinvolgono milioni di civili indifesi e inermi. Queste persone – è giusto ricordarlo sempre – fuggono dal loro paese per potersi salvare la vita. È illusorio pensare di fermare il flusso di profughi disinteressandosi della guerra civile in Siria o mettendo la testa sotto la sabbia di fronte all’anarchia in Libia o al collasso di tanti Paesi africani. Da soli non ce la possiamo fare: serve l’Europa, un’Europa che metta da parte gli egoismi nazionali per una gestione comune dell’emergenza rifugiati. Serve un’Europa che non si limiti a pattugliare le coste e a combattere i trafficanti di uomini, ma svolga fino in fondo il ruolo di forza stabilizzatrice nel Mediterraneo. Il nostro governo sta lavorando in questa direzione e la convocazione straordinaria del Consiglio europeo è un passo importante.

In questo contesto difficile, la giunta regionale veneta non trova di meglio da fare che intervenire con polemiche e strumentalizzazioni elettoralistiche, scaricando ogni responsabilità sul governo nazionale. In realtà, a Zaia andrebbe ricordato che il 10 Luglio 2014 è stato siglato a Roma un accordo tra governo e regioni (presente anche il Veneto) in cui le Regioni si facevano carico di trovare una collocazione temporanea ai profughi. Le altre Regioni non stanno cavalcando il tema profughi, pur essendo in situazioni di accoglienza più gravose. Il Veneto e la Lega lo stanno facendo evidentemente solo per propaganda elettorale. Un governo regionale degno di questo nome dovrebbe evitare polemiche inutili e definire, in accordo con enti locali e cooperative, un piano d’integrazione serio. Per ridurre al minimo l’impatto sociale dell’emergenza sarebbe necessario innanzitutto garantire un’accoglienza da parte di tutti i Comuni: se ogni municipio veneto facesse la propria parte, ci sarebbero non più di 2 profughi per città. Vanno costruiti, realtà per realtà, progetti di integrazione e non di sola sosta o alloggio. Le Amministrazioni comunali vanno aiutate economicamente per sostenere le spese necessarie. Il privato sociale va coinvolto sin dall’inizio nella gestione dell’accoglienza e dell’integrazione.

Se la Lega dirà no, nonostante l’accordo firmato nel 2014 dall’assessore regionale Coletto, produrrà come unico effetto quello di abbandonare a loro stessi i Comuni veneti di fronte all’emergenza. Ha ragione Renzi: ci deve essere un limite allo sciacallaggio politico. Noi diremo si: evidenziando le loro incoerenze, lavorando per progetti di integrazione rispettosi delle comunità locali e sostituendoci a chi non adempie al proprio compito istituzionale. In questo quadro a nostro avviso è sbagliato pensare di concentrare in un unico (piccolo) comune un forte numero di profughi: non solo per i problemi ovvi di governo locale che una scelta simile provoca, ma anche e soprattutto per le persone accolte che si vedrebbero così concentrate in una sorta di ghetto in cui diventa ancor più difficile fornire sostegno. Queste persone devono essere accompagnate in un percorso di integrazione e non di negazione della dignità.

Mirco Gastaldon, Nona Evghenie


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