L’ACQUA, UNA BATTAGLIA DI CIVILTÀ

Sull’acqua e sulla sua disponibilità si misura oggi la battaglia democratica più importante del terzo millennio. Una battaglia che in Italia è già arrivata alla fase cruciale per effetto del vento di liberalizzazione indiscriminata che spira dall’Europa, ma soprattutto a causa di una norma adottata senza grandi clamori dal Parlamento: un provvedimento che, com’è noto, obbliga i Comuni a mettere le loro reti sul mercato entro quest’anno, anche quando i servizi funzionano perfettamente e i conti tornano.

Dopo aver scippato l’Ici e gli altri trasferimenti agli enti locali, dopo averli condannati all’immobilismo amministrativo con il famigerato patto di stabilità, ora si tenta anche di sottrarre loro il controllo dei servizi idrici. Se questo è il tanto sbandierato federalismo che ci attende, noi sindaci ne facciamo volentieri a meno. Perché se ci viene tolto anche il controllo dell’acqua (e delle fognature), perderemo un altro presidio di sorveglianza del territorio, ma anche una parte importante della stessa ragione d’essere di un governo locale vicino alle esigenze primarie dei cittadini, ai loro diritti fondamentali.

L’acqua è il business del futuro e ora rischia di non essere più diritto collettivo e di diventare bisogno individuale, una merce come un’altra che ciascuno può (o non può) pagarsi. Nel servizio idrico la gestione pubblica può garantire equità nel fornire il servizio al di là del ritorno degli investimenti. Ecco perché prima di tutto, prima ancora che una questione di sopravvivenza, quella della gestione pubblica dell’acqua è una questione culturale che va affrontata in modo radicale.

Per questo, in qualità di sindaco del Comune di Cadoneghe ho deciso di aderire alla raccolta di firme promossa dal Forum dei Movimenti per l’Acqua, che in pochi giorni ha già ottenuto sulle piazze italiane più di 250 mila adesioni. Lo faccio come cittadino, ma soprattutto in virtù del mandato di rappresentanza che mi è stato conferito, perché credo nel ruolo e nella funzione degli amministratori locali e soprattutto perché ritengo che questa campagna referendaria rappresenti una grande opportunità di riscatto etico per questo nostro Paese, così ripiegato su se stesso da apparire sempre più rassegnato e apatico di fronte alle grandi questioni politiche e culturali.

È il momento di dare un forte segnale di partecipazione e di presenza. Sono certo che anche i miei concittadini, come hanno sempre fatto in occasione delle grandi mobilitazioni, decideranno di aderire a questa battaglia. Con le loro firme per il referendum, innanzitutto. Ma anche continuando a sostenere l’attività di molte associazioni del nostro territorio, qui come altrove, che da anni si adoperano per promuovere e realizzare progetti legati alla potabilizzazione dell’acqua nelle regioni del Sud del mondo.

Il Comune di Cadoneghe si batterà, per quanto nelle sue possibilità, per la creazione di una cultura dell’acqua. Lo faremo soprattutto nelle scuole, promuovendo percorsi educativi e spettacoli che insegnino il rispetto per l’acqua come fonte di vita. Lo faremo anche il prossimo 4 giugno, ospitando in piazza del sindacato il progetto “Ri-ambientiamoci. Nuovi stili di vita, diritti e culture per uno sviluppo sostenibile” promosso da Fratelli dell’Uomo. Ci sarà anche una mostra dal 1 Giugno, “Acqua fonte di vita”, con immagini di grandi fotografi internazionali ospitati dalla Biblioteca di Cadoneghe. Lo faremo il 16 Giugno con lo scrittore Stefano Benni, un autore che collabora alle iniziative volte alla salvaguardia della gestione pubblica del bene.

Da lunedì 17 maggio in comune e durante tutte le iniziative saranno attivi banchetti per la raccolta firme per il referendum. Piccoli contributi, per rendere questa campagna sempre più capillare e vicina alla sensibilità delle persone, per diffondere la consapevolezza che l’acqua non può essere proprietà di nessuno e il suo accesso deve essere garantito a tutti al di fuori di qualsiasi logica di profitto.


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