L’INGANNO DI UN FEDERALISMO CHE NON ESISTE

Il Mattino di Padova – 9 settembre 2009 – pag. 12

Il Governo ha messo in ginocchio i Comuni. Senza risorse gli enti locali non possono dare risposte ai cittadini

In questi giorni, attraverso le comunicazioni ufficiali del Ministero dell’Economia, si manifesta la reale politica per gli enti locali del Governo.

Lo Stato non rimborserà, come promesso, il 100% del gettito ICI previsto, ma una percentuale (82-84%). La realtà parla di un Patto di stabilità rigido che il Governo, nonostante l’impegno preso in Parlamento su proposta del segretario del PD Franceschini, non intende rivedere. Ciò comporta che risorse economiche presenti a livello municipale non potranno essere spese per le sacrosante esigenze dei cittadini (strade, scuole, infrastrutture) pena il congelamento totale dei trasferimenti, il blocco della sostituzione del personale, l’impossibilità di accendere mutui.

Noi sindaci del “movimento per il 20% dell’IRPEF” aspettavamo una decisa risposta federalista, per trattenere una quota maggiore (rispetto all’attuale 5%) di ricchezza nei territori dove la si produce e dove si attuano concretamente gli interventi necessari ai cittadini. La risposta è stata un semplice, ma chiaro, NO. Nel frattempo è stata approvata una vaga ipotesi di federalismo; per capire di che si tratta, dovremo attendere i decreti attuativi nei prossimi 24 mesi. L’unico effetto di questa legge è il blocco di qualsiasi modifica sulle entrate locali (ICI, Irpef, etc.).

Ed eccoci al nodo dei trasferimenti ai Comuni: in costante diminuzione, tranne che per Roma, Palermo, Catania e Reggio Calabria città metropolitana! Ed anche se sono stati decisi in passato dei trasferimenti supplementari, ci si attenda il peggio. Un esempio? Nel 2006 il Comune di Cadoneghe è stato inserito nel progetto ministeriale per la sicurezza della viabilità locale (PROMIX). La notizia di 250.000 euro aggiuntivi, viste le nostre magre finanze, fece gongolare l’amministrazione e l’opposizione di centrodestra, che magnificò l’operato del Presidente del Consiglio, attento alla grande viabilità della Variante di valico o del Ponte sullo Stretto ma anche a quella meno vistosa dei centri minori. Tre anni dopo, da Roma comunicano che quei soldi non ci saranno più: provvedete in altro modo.

In questo quadro desolante ci accingiamo a redigere il bilancio 2010, con l’obbligo di ridurre il personale, continuando a progettare internamente le infrastrutture per il nostro territorio e riducendo la spesa corrente. Ma le domande di assistenza sociale in una fase di crisi economica crescono, gli interventi di manutenzione (delle scuole in primis) sono necessari. Aggiungiamo poi lo spettro che incombe su noi amministratori: la sicurezza. Che vuol dire nuove caserme, videosorveglianza, pattuglie serali di polizia locale. Tutte cose che a Cadoneghe abbiamo già attuato e tuttavia continuano a essere oggetto di richieste – sempre più pressanti – da parte dei cittadini. Domande alle quali dovrebbe trovare risposte il Governo centrale, o almeno sostenerne i costi.

Non siamo soliti piangerci addosso. Anzi, per natura tendiamo ad essere positivi, o non faremmo certo gli amministratori pubblici di questi tempi. Ma è giusto lanciare un segnale forte in questi giorni in cui riaprono fabbriche e scuole e sono ancora più urgenti i servizi concreti: non è più possibile tagliare risorse ai Comuni, penalizzando soprattutto chi ha gestito bilanci sani e equilibrati. Oltre un certo limite ne va della sussistenza.


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