PD, SERVE UN SEGRETARIO CHE NON SIA SOLO UN “EX”

Il Mattino di Padova – 30 luglio 2009 – pag. 11

La scelta del segretario regionale del Partito Democratico non può prescindere dall’idea di partito che vogliamo realizzare, ed è per questo che risulta non solo più interessante, ma anche più delicata. Insomma, è una scelta che non possiamo permetterci di sbagliare.

E mentre va ricordato con grande senso di riconoscenza il lavoro svolto da Paolo Giaretta (con l’auspicio, che per me è una certezza, che anche da ex-segretario non ci faccia mancare il suo apporto di esperienza, passione e soprattutto capacità di proposta e di sintesi) bisogna guardare avanti. Senza avere paura di effettuare scelte forti, anche nel segno della discontinuità, come cercherò di spiegare.

Non dimentichiamo anzitutto che Paolo Giaretta è stato eletto segretario da tutto il partito del Veneto, poiché la nostra è stata una delle pochissime regioni in cui il candidato alla segreteria era unico: merito di una leadership che Paolo ha costruito sull’esperienza di sindaco ed ha maturato con discrezione e misura su scenari nazionali nelle varie fasi (e non sono state poche) che hanno fatto nascere il PD. E confidiamo che questa unità possa verificarsi anche in questo frangente.

Da due elementi, poi, non possiamo oggi prescindere, a mio avviso, nell’adottare questa delicata decisione: il rinnovamento, anche nella discontinuità appunto, e l’esperienza del partito territoriale.

Per quanto riguarda il primo elemento, è chiaro a tutti come il PD debba, e con più forza, rinnovarsi. Non ne faccio una questione anagrafica io, che pure potrei, avendo 38 anni. E’ piuttosto una questione di “spirito” nuovo, di un’iniezione più consistente di società civile, contemperata comunque da una certa esperienza. La nuova classe dirigente non si inventa, né può essere elemento determinante nella sua individuazione la sola novità. Ma un partito che non è capace di aprire le porte al nuovo, ad un nuovo svincolato da conventicole ed appartenenze puramente correntizie, non può proporsi per la leadership del Paese.

Quindi cerchiamo di creare tutti insieme le condizioni affinché, se non questo, almeno i prossimi segretari nazionali del PD, e le altre cariche di rappresentanza, possano pian piano emanciparsi dall’etichetta dell’ex: ex-pci, ex-pd, ex-dc, ex-ppi, ex-margherita e via dicendo.

Forse, anzi probabilmente, servirà ancora del tempo, ma questa è la strada tracciata. Quella di un’appartenenza al solo PD, un partito fortemente proiettato sul programma, sulla capacità di confrontarsi anche aspramente al suo interno, ma poi in grado di decidere e condurre compatto le battaglie che sono necessarie per un Paese migliore.

Che senso ha, infatti, lottare per un partito migliore se non per farne strumento di un Paese migliore?

E veniamo al secondo aspetto che, secondo me, dobbiamo tenere in grande considerazione, il partito territoriale. Non per creare frazioni o sterili differenziazioni su base geografica (cosa che sembra ora emergere nelle diverse posizioni che si sostengono per il neo segretario regionale), ma per trovare una migliore adesione ai problemi che la nostra società sta affrontando.

Seguo il ragionamento di Flavio Zanonato e concordo pienamente con lui su due aspetti fondamentali: il nuovo segretario regionale del Partito Democratico vogliamo sceglierlo noi in Veneto, senza subire diktat o accordi di vertice da Roma. Ed ancora: il prossimo segretario regionale del PD dovrà concentrarsi tutto sul suo ruolo, fondamentale anche per impostare una battaglia politica per la riconquista della Regione, dopo il lungo regno di Giancarlo Galan, oggi a parole detronizzato dagli stessi alleati della Lega, ma ben lungi dall’abdicare senza combattere per la sopravvivenza di se stesso e del suo gruppo.

In questo scontro per la Regione, già ampiamente iniziato e tutto interno al Partito delle Libertà, rischia di rimetterci proprio il Veneto e se noi, come PD, non riusciamo a rappresentare un’alternativa di governo regionale forte e credibile, perderemo anche un’occasione unica per l’affermazione del nostro partito e per essere di esempio e di stimolo a tutto il PD nazionale nelle sue diverse dimensioni territoriali.

Se è questo che vogliamo il nuovo segretario regionale del PD allora non potrà essere un sindaco, un parlamentare nazionale o europeo, un amministratore in genere, proprio perché chi copre ruoli così importanti deve potersi dedicare a tempo pieno al compito straordinariamente impegnativo cui sarà chiamato dagli elettori; ma dovrà anche essere una personalità in grado di raccogliere quanto molti amministratori rappresentano e soprattutto hanno rappresentato nelle ultime elezioni amministrative. E farne sintesi.

Il vento tirava fortemente verso la destra, ma in Veneto alcuni sindaci hanno saputo contrapporsi a questa tendenza. Lo hanno fatto, lo abbiamo fatto, costruendo pazientemente alleanze fra il PD e le liste civiche attente al territorio ed alle esigenze delle nostre comunità.

Da solo il PD non ce l’avrebbe fatta, né a Padova, né a Cadoneghe, né altrove. Insieme, invece, confrontandoci, mettendoci in discussione, ascoltando, abbiamo dimostrato di saper incarnare una proposta amministrativa e politica credibile e vincente.

Ecco, il prossimo segretario regionale dovrà valorizzare anche lo spirito di quei sindaci che si sono dimostrati in grado di far mettere radici ad un progetto e di saper consolidare un partito che, se è nato in laboratorio, può ora crescere e rafforzarsi solo se saprà respirare a pieni polmoni l’aria dei nostri territori, un segretario forte nel Veneto e autorevole a Roma da dove auspicabilmente non dovrebbe più ripetersi la calata di nomi e candidature sicure (politiche o europee) come accaduto nel recente passato e che ha portato a non avere alcun Veneto del PD in Europa con evidente vuoto di rappresentanza e di peso.


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