RIPARTIRE PER ESSERE ALL’ALTEZZA DELL’EUROPA

RIPARTIRE PER ESSERE ALL’ALTEZZA DELL’EUROPA

In questi giorni, per questioni di lavoro, mi è capitato di leggere il reportEU Regional Competitiveness Index (RCI) 2013” della Commissione Europea. Dai dati è evidente che dobbiamo assolutamente fare in modo che il Veneto punti a una crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva”, come quella promossa dall’Unione Europea con la strategia Europa 2020.

Dobbiamo ripartire dai ritardi e dalle strozzature che hanno progressivamente frenato il nostro sistema produttivo, nell’indifferenza della classe politica che in questi anni in Veneto ha fatto il bello e cattivo tempo.

L’EU Regional Competitiveness Index (RCI) 2013”, è un indice predisposto dalla Commissione Europea per misurare i punti di forza e debolezza di ogni singola regione dell’Unione Europea. L’indice RCI è basato su 11 pilastri che descrivono la competitività dei territori. Analizzando i tanti numeri del rapporto, appare chiaro come la condizione del Veneto sia debole per gran parte di questi indicatori. Su 262 regioni europee, ci collochiamo al 158° posto. Molto negativo è il posizionamento per quanto riguarda la qualità delle istituzioni (196°), l’istruzione superiore e la formazione continua (172°), il livello tecnologico (208°).

I dati ci dicono che negli anni della grande crisi l’economia veneta è andata peggio della media nazionale: tra il 2007 e il 2013 il prodotto interno lordo nella nostra regione è sceso del 9,4 per cento, contro il -3,8 della Lombardia e il -8,7 dell’Italia nel suo complesso. Sono risultati deludenti, per un territorio che per parecchi anni ha registrato una crescita molto superiore alla media nazionale. Sono diverse le spiegazioni possibili di questa cattiva performance. A mio parere pesano in misura decisiva una serie di fattori strutturali, che in un contesto italiano di per sé difficile hanno peggiorato la posizione relativa del Veneto.

Gli anni del miracolo economico veneto sono purtroppo lontani e chi ha governato la Regione negli ultimi vent’anni non si è nemmeno posto la questione di come rinnovare il nostro modello di sviluppo.


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